L’attuazione dell’autonomia differenziata rappresenta una delle più importanti sfide istituzionali per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Al centro del dibattito non vi è soltanto il trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni previsto dall’articolo 116, comma 3, della Costituzione, ma soprattutto la necessità di garantire uniformità nell’accesso alle cure e nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Secondo il professor Antonio Salvatore, vicepresidente della Fondazione Triassi per il Management Sanitario, manager di lungo corso ed esperto di management sanitario, l’autonomia può costituire un’opportunità di efficientamento organizzativo solo se accompagnata da adeguati strumenti di riequilibrio finanziario.
L’approvazione degli atti di indirizzo relativi alle intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto rappresenta un passaggio significativo di un percorso istituzionale già previsto dalla legge n. 86 del 2024, successivamente interpretata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 192 del 2024, che ha definito principi imprescindibili in materia di trasferimento delle funzioni.
Le future intese dovranno garantire il pieno rispetto dei LEA sull’intero territorio nazionale, preservare il finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale e impedire che l’autonomia produca effetti distorsivi nella distribuzione delle risorse.
Gli schemi oggi in discussione prevedono infatti margini più ampi nella gestione delle tariffe, degli investimenti, del personale sanitario, dei fondi integrativi e dell’organizzazione delle prestazioni, comprese quelle affidate al sistema privato accreditato.
Secondo Salvatore, tuttavia, tali strumenti potrebbero accentuare le diseguaglianze esistenti se non accompagnati da una revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale.
L’attuale sistema, pur avendo introdotto indicatori aggiuntivi rispetto al passato, continua infatti a non rappresentare adeguatamente i reali fabbisogni assistenziali derivanti dalle caratteristiche epidemiologiche, socioeconomiche e demografiche dei territori.
Emblematico il caso della Campania, che nel 2025 ha registrato un finanziamento pro capite inferiore di circa 51 euro rispetto alla media nazionale, con una minore assegnazione complessiva di circa 285 milioni di euro.
Per il vicepresidente della Fondazione Triassi diventa pertanto prioritario sviluppare un modello di allocazione delle risorse fondato sui reali bisogni di salute della popolazione, capace di coniugare autonomia gestionale, sostenibilità finanziaria ed equità territoriale.
Solo attraverso un sistema di finanziamento realmente basato sui fabbisogni assistenziali sarà possibile garantire che l’autonomia differenziata rappresenti uno strumento di miglioramento dell’organizzazione sanitaria, senza compromettere il principio costituzionale dell’universalità del diritto alla salute.

